Ritengo che prima di parlare di qualsiasi iniziativa per ottenere l’indipendenza politica per la nostra nazione sia necessario affrontare un’altra questione fondamentale, ovvero l’indipendenza “mentale”. Infatti, solo rimuovendo dalle nostre menti schemi e categorie imposti dall’esterno è possibile liberare la nostra terra e senza tale passaggio ogni progetto di liberazione nazionale è destinato a rimanere incompleto, se non fallimentare. Non basta una dichiarazione formale di indipendenza per ottenere la libertà, bensì serve una presa di coscienza profonda di quello che si è. Per poter aspirare alla sovranità, un popolo deve essere consapevole della propria identità, della propria storia e della propria unicità rispetto agli altri popoli.
Questo processo riguarda prima di tutto il nome con cui un popolo si definisce. Utilizzare termini come “settentrionali”, “Italiani del nord” o “Altitalia” significa accettare, inconsapevolmente, una prospettiva italo-centrica e nessun movimento indipendentistico serio può ridursi ad utilizzare denominazioni del genere. Significa infatti definirsi non per cosa si è, ma in funzione di qualcos’altro. Come può esistere una nazione se essa si definisce in relazione ad un’altra? Come può essere libera una nazione se per autodefinirsi deve utilizzare categorie geografiche e identitarie che non le appartengono?
In questi termini, il pensiero va subito alla vecchia Lega Nord. Nonostante alcuni aspetti positivi di quel movimento, risulta anche palese la totale mancanza di profondità di pensiero identitario dei suoi responsabili politici, che purtroppo hanno sempre messo in ombra altre personalità molto più valide dal punto di vista culturale. Il fatto stesso di adottare il nome “Lega Nord” rivela il problema di fondo: un’identità costruita all’interno del contesto italiano e non su basi autonome. Incentrando la propaganda su tematiche principalmente economiche e fiscali e dando scarsa importanza al dato etno-culturale, il progetto indipendentista leghista non poteva che essere destinato a fallire.
È bene quindi chiarire che noi Lombardi (questo è il nostro vero nome storico ed etnico) non siamo il “nord” di alcunché, bensì siamo una nazione a sé stante con caratteristiche proprie ben definite e non abbiamo certo bisogno dell’Italia per definirci. Il discorso riguardo al nome vale anche per gli altri aspetti identitari: la lingua, che non è una semplice versione regionale corrotta dell’italiano ma un sistema autonomo; la gastronomia, ben diversa dalla tanto decantata “dieta mediterranea”; la genetica, di matrice soprattutto celto-ligure, retica e venetica e non semplicemente “romana”; la mentalità, molto lontana da quella stereotipica costruita su base napoletana; eccetera.
Da ciò deriva la responsabilità di ogni lombardista di rifiutare le categorie identitarie entro cui siamo stati educati, che hanno lo scopo di deformare e storpiare la nostra identità più genuina, e di adottare invece una visione del mondo pienamente lombarda. La Grande Lombardia deve essere una comunità consapevole, autocentrata e sovrana, capace di definirsi da sé. L’autoaffermazione della Grande Lombardia, prima di essere un progetto politico, è quindi un percorso culturale e mentale, che non inizia dai grandi eventi, ma dalla quotidianità. È dalle scelte di ogni giorno, dal modo di pensare e di parlare che si costruisce qualcosa di solido e duraturo.
Salut Lombardia!
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