
Dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone.
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Nazione Lombarda - I lombardisti | Powered by cyberware-industries
Presentiamo una breve rassegna dei principali emblemi e vessilli granlombardi, sia della Lombardia etnica che della Grande Lombardia dunque, al fine di rendere onore al retaggio etnoculturale e storico delle genti lombarde.
Nazione Lombarda si concentra più sulla comune eredità etnica delle Lombardie che sul particolare regionale, sulla lombardità che unisce quindi, ma nonostante questo difende e promuove anche la salvaguardia delle specificità locali di ogni suddivisione territoriale, al netto di inutili campanilismi o di ridicoli micro-sciovinismi.
Vale anche qui il discorso relativo alla questione linguistica: vogliamo preservare la naturale varietà ma al contempo promuovere la presa di coscienza panlombarda che porti ad un’unificazione territoriale sotto l’egida del lombardesimo (e in senso linguistico del milanese classico volgare, principe dei nostri idiomi), a partire ovviamente dalla Lombardia etnica.

Ecco la nostra proposta di vessillo panlombardo, sia etnico che granlombardo, una bandiera che unisce, fondendole, la guelfa Croce di San Giorgio (già bandiera di Milano e della Lega Lombarda) alla ghibellina Croce di San Giovanni Battista (già bandiera di Pavia e dell’esercito del Sacro Romano Impero); queste due Croci sono diffusissime nelle città della Grande Lombardia, per ragioni storiche, e rappresentano dunque al meglio le anime della nostra terra: quella comunale, ossia il particolare, e quella imperiale, ossia l’universale (ovviamente in accezione europea). Congiunte formano l’identità nazionale granlombarda, coronata dallo Swastika camuno posto al centro, emblema del lombardesimo. Anche il cromatismo biancorosso è assai ricorrente nelle terre alpino-padane, così come in altre realtà dell’Europa centromeridionale.

Insostituibile insegna della lombardità è il Ducale visconteo, tradizionalmente associato all’Insubria (Lombardia transpadana occidentale). Noi lo inquadriamo come stemma granlombardo, che accosta mirabilmente il simbolo per antonomasia del nostro popolo, ossia il celto-longobardo Biscione, a quello latino-germanico dell’Aquila imperiale, vale a dire dell’Europa più alta e nobile in cui ci riconosciamo, e di cui la Lombardia fa degnamente parte (lo spazio carolingio). La nostra terra è anello di congiunzione, infatti, tra mondo mediterraneo e mitteleuropeo, inserita storicamente nel cuore continentale.

Simbolo della Lombardia transpadana occidentale (Insubria) è la Scrofa semilanuta, un emblema gallico che risale ai tempi di Belloveso e della fondazione sacrale di Milano (in cui si inserisce anche il santuario federale dedicato a Belisama, che sorgeva dove oggi si trova il Duomo; la Madonnina ha, non a caso, reminiscenze di quella dea, nonché della romana Minerva). Il cinghiale è un classico animale totemico dei Celti.

Come emblema della Lombardia transpadana orientale (cosiddetta Orobia) abbiamo pensato alla ruota solare camuna in versione di swastika, simbolo levogiro tratto dalle incisioni rupestri della Val Camonica, che è anche stata adotta da Paolo Sizzi come insegna del lombardesimo. Una variante certo più nobile della famigerata rosa camuna, grazie al palese rimando solare e astrale e al cromatismo sacrale indoeuropeo. Abbiamo allineato le coppelle per formare una croce greca, in questo caso, rimandando così alle Croci lombarde e al disco solare ario-europeo.

Classico emblema della Lombardia subalpina (cosiddetto Piemonte, o meglio Taurasia) è il Drapò, la bandiera con la Croce di San Giovanni Battista e le ornature blu, rimembranza dell’antico Ducato di Savoia.

L’Aquila degli Este, e dell’antico Ducato di Modena e Reggio, può rappresentare la Lombardia cispadana (cosiddetta Emilia, o Boica). Tale vessillo si ricollega all’origine longobarda degli Estensi, originatisi dagli Obertenghi, medievali signori della Grande Lombardia occidentale.

La Croce di San Giorgio è divenuta simbolo famoso grazie innanzitutto a Genova e alla Liguria repubblicana, il Genovesato, e in seconda battuta grazie a Milano e alla Lega Lombarda, anche se più facilmente viene associata all’Inghilterra. Per quanto tale vessillo sia inequivocabilmente legato al cristianesimo e al guelfismo, sarà utile ricordare come San Giorgio fosse una figura guerriera particolarmente cara ai Longobardi, assieme ovviamente a San Michele. Il suo negativo invece, ossia la ghibellina Croce di San Giovanni Battista, riprende la Blutfahne imperiale, bandiera da guerra del SRI.

Per la Romagna (o Senonia) vediamo positivamente questo bipartito rosso-dorato, colori romani e imperiali, che fa da sfondo al galletto e alla caveja, due simboli classici romagnoli: il galletto è animale solare e totemico dei Galli Senoni, mentre la seconda è un’asta d’acciaio conficcata nel timone dei carri di Romandiola trainati dai buoi, accompagnata da alcuni ornamenti tradizionali di origine pagana o cristiana.

Il famoso Leone di San Marco, vessillo del Veneto e prima ancora della Serenissima, nella versione con libro chiuso e spada sguainata, a simboleggiare quasi la fine dell’oscurantismo cristiano e italiano e la necessità delle Lombardie di tornare a combattere per la difesa della propria vera identità, e delle proprie terre.

L’Aquila fiammeggiante di San Venceslao rappresenta la Rezia cisalpina (ossia il Trentino-Alto Adige), un antico simbolo medievale già insegna del Principato vescovile di Trento. Non siamo ostili di principio agli altoatesini germanofoni ma da lombardi difendiamo l’eredità retica, romanza e celto-germanica di quello che è il Tirolo storico propriamente detto, cioè la sua porzione meridionale. Senza dimenticare, ovviamente, i fratelli ladini.

Per il Friuli (o Carnia) vediamo bene l’antico vessillo del Patriarcato di Aquileia, che tradizionalmente presenta sfondo blu; per distinguerlo da quello estense della Lombardia cispadana, opteremmo per la presunta versione da guerra della bandiera friulana, ove l’aquila campeggia su sfondo rosso.

Infine, per la Venezia Giulia storica (che noi denominiamo Istria) ecco il classico simbolo della capra istriana, un antichissimo emblema che risale all’epoca romana e rappresenta territori crocevia tra Veneti, Illiri e Celti.
Varrà la pena ricordare che queste insegne regionali sono un tributo all’identità storica delle grandi suddivisioni lombarde. Tuttavia, noi lombardisti optiamo per una ripartizione cantonale del territorio granlombardo e in questo senso ogni entità amministrativa avrebbe il proprio stemma, fondamentalmente mutuato dagli emblemi della città capoluogo, o da qualche blasone storico.

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