
Dal Monviso al Nevoso, dal Gottardo al Cimone.
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Nazione Lombarda - I lombardisti | Powered by cyberware-industries

Esattamente una settimana fa, presso il Castello Visconteo di Abbiategrasso è avvenuta la presentazione del nostro movimento politico-culturale “Nazione Lombarda”, che ha avuto un discreto successo per la quantità di spettatori accorsi all’evento e per una certa risonanza mediatica. Soprattutto se consideriamo che noi non siamo certo dei politici di professione o delle persone chissà quanto influenti. Tra le prime reazioni al nostro evento, in cui ci siamo imbattuti letteralmente il giorno seguente, vi è un articolo della testata online svizzera ticinese (quindi in un certo senso lombarda) “Ticinolive”, avente il seguente titolo “Paolo Sizzi (Nazione Lombarda) ad Abbiategrasso: l’errore spirituale di chi crede che il DNA sia più importante dell’anima“. In tale articolo si cerca di criticare il nostro pensiero e i nostri principi fondamentali da un punto di vista spirituale e cristiano, accusandoci di eccesso di materialismo, di sostenere il determinismo biologico, di negare il concetto di libero arbitrio in quanto tale e di propagandare le varie teorie cosiddette lombrosiane.
Innanzitutto ci teniamo a rimarcare il fatto che anche se nel nostro ambiente, comprese le esperienze degli anni passati con il Movimento Nazionalista Lombardo e Grande Lombardia, e pure negli ormai famosi blog di Paolo Sizzi, si siano assunti toni di critica della religione in quanto tale e di quella cristiana (in primis quella cattolica) nello specifico, a livello del nostro attuale movimento “Nazione Lombarda”, la religione rappresenta un argomento secondario, ragione per cui, salvo forse alcune eccezioni, all’interno della nostra associazione vige la libertà religiosa. Infatti non abbiamo problemi a riconoscere che la spiritualità possa avere e che abbia avuto un suo ruolo positivo. E parlando appunto di Lombardia, non ci riferiamo soltanto alla gentilità celtica, gallo-romana o longobarda, ma anche al cristianesimo stesso che nella nostra Lombardia è radicato sotto forma di cattolicesimo, segnatamente di rito ambrosiano. E che dunque quindi nel bene e nel male fa parte della nostra storia e della nostra identità. Tuttavia è anche vero che uno dei punti principali del nostro programma è lo sviluppo e la diffusione della visione del mondo, etnonazionalista razionale, che noi definiamo come “etno-razionalismo”. Visione del mondo che presuppone innanzitutto la ragione e il metodo scientifico come strumenti principali per analizzare la realtà e per dare un fondamento solido ai nostri ideali. Visione del mondo che però, come abbiamo rimarcato pure alla presentazione, prende le distanze pure dal pensiero ateo egualitarista che è quello dominante nell’Occidente contemporaneo. Pensiero ateo egualitarista, che per ragioni palesemente “politicamente corrette” (e quindi corrotte) liquida la veridicità e l’importanza dei concetti come “etnia” e “subspecie” (razze) umane, facendoli passare esclusivamente per costrutto sociale inventato dal cattivo uomo bianco. Ed è proprio secondo questo pensiero che conterebbe solamente l’individuo senza legami, radici e principi, fatti passare a loro volta come un peso per chiunque voglia essere un uomo libero. Le nefaste conseguenze di tale pensiero le abbiamo sotto gli occhi di tutti, tra l’atomizzazione degli individui, la distruzione della morale ed una società occidentale che rinnegate le proprie radici, incluse appunto quelle etniche, sta diventando una propaggine del Terzo Mondo. Cosa inevitabile quando concedi a qualunque straniero, specie se proveniente da contesti più “sottosviluppati”, gli stessi diritti degli abitanti nativi. Ed è anche per questo che trovo alquanto “curioso” il fatto che un qualcuno che si pone come cristiano e che con tutta probabilità in quanto tale, si lamenterà della degenerazione del mondo moderno, ci venga a dire, come è scritto nell’articolo in questione, che il dare una giusta importanza alle proprie radici e alla propria etnia, renderebbe l’essere umano limitato, privo del libero arbitrio e quindi incapace di decidere del proprio destino. Dato che questo è un ragionamento che nei fatti si distingue ben poco da uno dei ragionamenti tipici del pensiero ateo egualitarista figlio della Scuola di Francoforte (ma che affonda le proprie radici nella Rivoluzione Francese), secondo il quale l’unica cosa a contare sarebbe soltanto o l’individuo apolide, o l’ecumene globale composta da tali individui.
Da un punto di vista generale, è chiaro che l’appartenenza etnica non sia l’unico fattore ad influire sul destino di una persona, sulla società e sulla storia, altrimenti non avremmo tanti lombardi etnici che si oppongono al nostro pensiero e che sono complici del degrado che pervade attualmente la nostra Lombardia. Così come sono complici della loro, nostra, progressiva estinzione che tristemente vediamo al giorno d’oggi (a proposito del libero arbitrio). Tuttavia l’etnicità rappresenta sicuramente uno dei fattori fondamentali che in tutto ciò che abbiamo appena elencato ha il proprio peso non trascurabile. E dal momento che, come ho già detto, la maggior parte dei problemi attuali derivi anche dalla negazione di questa verità oggettiva, noi, Nazione Lombarda, come movimento identitario ed etnonazionalista, non possiamo fare a meno di promuovere tale verità, trattando anche appunto argomenti che riguardano le nostre origini. Nostre origini scritte pure nel nostro DNA, si. Oltre che appunto anche nelle nostre lingue “locali”, nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni che in molte zone della nostra terra sono quasi scomparse, anche qui, non senza la responsabilità dei lombardi stessi, si capisce (anche qui, sempre a proposito del libero arbitrio). Perchè per noi le nostre radici non rappresentano una gabbia o una prigione limitante, e nemmeno come potrebbe pensare qualcuno una specie di comfort zone immaginaria in cui ci rifugiamo per “paura del diverso”, ma una guida che ci permette di orientarci in questo mondo e che ci aiuta ad individuare la nostra missione vitale. Perchè sono e soprattutto le nostre radici che ci danno la consapevolezza su chi siamo e perchè e quindi anche sul dove andiamo e sul dove ci troviamo. Si, le nostre radici non ce le scegliamo, così come non ci scegliamo i nostri genitori, ma vuol forse dire questo che pure i legami di parentela non dovrebbero avere alcun valore per noi? E a proposito di amore, ci tengo a rimarcare che anch’esso in principio è un sentimento che in gran parte si basa sulla “discriminazione”, non solo perchè è nella natura umana amare qualcosa o qualcuno più degli altri o di qualcos’altro, non solo perchè il sentirsi il fratello di tutti allo stesso modo, nei fatti equivale ad essere fratello di nessuno, ma anche perchè pure il cristianesimo a suo tempo adottò in qualità di principi fondamentali l’onorare innanzitutto il padre e la madre, e l’importanza centrale della famiglia. E qualsiasi gruppo etnico, in un certo senso, è come se fosse una famiglia allargata. Infatti se da una parte l’autore dell’articolo ha fatto bene a rimarcare come la citazione evangelica di San Paolo “in Cristo non esistono nè giudei nè romani” non presupporrebbe che le differenze storiche e culturali vengano annullate, dall’altra si dimentica di dire che la citazione continui con “non esiste più maschio, nè femmina“. Ed è un dettaglio che molti cristiani che si dicono ostili a qualsiasi nazionalismo/identitarismo spesso evitano di menzionare, visto che questo potrebbe mettere in dubbio la loro difesa a spada tratta del concetto della famiglia di cui si vantano tanto e delle loro battaglie o presunte tali, contro la cosiddetta ideologia gender.
Ma tornando a criticare l’articolo di Ticinolive, esclusivamente da un punto di vista “razionale”, pure qui sono state dette molte imprecisioni. Ad esempio non è mancato l’accostamento della razziologia e della genetica delle popolazioni alla frenologia di Lombroso, le cui teorie riguardavano semplicemente i tratti somatici e la forma del cranio che avrebbero influenza sull’indole ed il comportamento degli individui, a prescindere però dall’origine etnica. Sebbene alcuni lo accusano di avercela avuta con gli italiani del Sud. Quando noi non abbiamo mai detto per esempio che un lombardo dal fenotipo nordico sarebbe in generale più simile ad un siciliano biondo, piuttosto che ad un lombardo di fenotipo mediterraneo. Perchè secondo la razziologia e la genetica delle popolazioni bisogna prendere in considerazione sia il fenotipo che il genotipo. Quindi l’accostare noi a Lombroso non è altro che un bias presapochista. Pure l’accostarci al suprematismo razziale è un qualcosa di estremamente superficiale, dal momento che lo stabilire delle gerarchie a livello etnico o razziale non rientra nei nostri obiettivi, perchè il valorizzare se stessi non presuppone per forza il denigrare gli altri. Così come il ritenere che nel mondo ognuno debba avere il proprio posto, sulla base dell’oggettiva e naturale biodiversità umana, non equivale ad un “discorso di odio”. Che poi che c’entra l’odio? Chi lo stabilisce cosa è un discorso d’odio e cosa non lo è?
Noi capiamo benissimo che ognuno possa avere delle proprie sensibilità spirituali, ma dal momento che volenti o nolenti viviamo in questo mondo “terreno”, non possiamo certo non fare i conti con la sua realtà oggettiva. E che piaccia o no, secondo tale realtà la Lombardia e i lombardi esistono eccome, così come anche le origini etniche hanno un peso non indifferente sull’indole e sul destino di un individuo. Allo stesso modo anche per motivi oggettivi e razionali condanniamo per esempio il culto del fatturato che in gran parte è stato una delle cause della rovina di noi lombardi. Quindi, diamo appunto alla Lombardia ciò che è della Lombardia.
Detto questo, anche se l’autore dell’articolo non lo dice, non escludo che la sua presa di posizione contro noi lombardisti, non derivi soltanto da motivi religiosi, ma anche dal fatto che l’etnonazionalismo lombardo, giustamente rivendicando come parte della Lombardia storica ed etnica il Canton Ticino, metta in discussione l’esistenza della Svizzera. Svizzera che pur essendo più rispettabile della Repubblica Italiana, è anch’essa una nazione artificiale che unisce sotto di sè alcuni tedeschi, francofoni e lombardi, molto “cristianamente” con il denaro e i vari forum di Davos.

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