Il simbolo di Nazione Lombarda è quella che noi chiamiamo Croce lombardista, in una rinnovata variante che succede a quella classica del Movimento Nazionalista Lombardo e di Grande Lombardia.
In principio consisteva in una Croce di San Giorgio, rossa su sfondo bianco, emblema di Milano e della Lombardia comunale, che si integra alla ruota solare indoeuropea di celtica e germanica memoria, un simbolo assai caro alla Lombardia e all’Europa tutta; a sua volta, l’emblema così ottenuto si inscrive in un cerchio con l’insegna ghibellina della Lombardia imperiale, ossia la Blutfahne o Croce di San Giovanni Battista, andando a formare la Croce lombardista tradizionale (i bracci rossi e i bracci bianchi si uniscono mediante il suggello della ruota solare).
Nella nuova versione, il simbolo vede al centro il Biscione visconteo che ingolla il moro, insegna dell’etnia lombarda, contornato a mo’ di Croci panlombarde dallo Swastika camuno, che rappresenta il pensiero lombardista portato avanti da Paolo Sizzi e dai suoi storici sodali dal triennio 2006-2009. La Bissa ha sul capo la Corona Ferrea, a rappresentare la regalità di origine longobarda della nazione lombarda, che proprio ai conquistatori germanici deve il suo nome e il sigillo finale sull’etnogenesi comunitaria. Si ricrea perciò, in una modalità inedita e accattivante, la Croce lombardista della tradizione, rimarcando la genuina cifra identitaria della simbologia alpino-padana che si salda al retaggio solare indogermanico.
Abbiamo voluto dunque tributare un indelebile omaggio, facendo nostro tale stemma, innanzitutto ai nostri padri lombardi, eredi di Celti e Longobardi, che si diedero come insegna patria alcuni la Croce di San Giorgio e altri la Croce di San Giovanni Battista per poi riconoscersi nell’azione unificatrice dei Visconti; e in secondo luogo ai nostri avi indoeuropei depositari delle vere ed uniche radici europidi, esemplarmente raffigurate dall’armonica immagine del disco solare quadripartito, simbolo del sole, che confluisce nella croce gammata camuna.
La nostra identità è lombarda, anello di congiunzione tra mondo romanico mediterraneo e germanico centro-europeo, ed è un bene che ci sia venuta la salubre intuizione di unire la tradizione nazionale con quella imperiale (indo)europea.
Naturalmente, nel cuore di questa rinnovata Croce lombardista, troviamo il Biscione, che oltre ad incarnare lo spirito lombardo riecheggia le radici celtiche e longobarde: i leggendari draghi acquatici padani e gli amuleti del popolo nordico eponimo. E, del resto, l’essenza etnica dei granlombardi, che come detto si colloca a cavaliere tra Mediterraneo e Mitteleuropa, ci parla principalmente delle radici preromane, specie celtiche/galliche.
A coronare il logo di Nazione Lombarda, ecco la famosa tripartizione rosso-bianco-nera, che riprende il cromatismo della tradizione ariana e, ovviamente, i colori nazionali cisalpini (il bianco e il rosso). Nel solco delle interpretazioni simbologiche, la tripartizione in oggetto riflette la triade funzionale, al sociale e al sacro, nel mondo indoeuropeo.
Il rosso-bianco-nero non è una pennellata equivoca di pangermanesimo o di neonazismo (che c’entrerebbero con la Lombardia?): la nostra scelta cromatica è stata dettata dal fascino per la tradizione indogermanica che ben si inserisce in quella cisalpina, corroborandone così il significato più intimo.
Il rosso simboleggia il sangue lombardo; il bianco la franchezza e l’onestà (la purezza), ma anche il luminoso retaggio dei padri, dello spirito lombardo; il nero il fertile suolo della Grande Lombardia, per taluni rappresentato dal verde.
E questi tre colori corrispondono anche alla tripartizione sociale che in noi lombardisti si concretizza tramite chi difende il popolo, la cultura e la terra.
In senso pratico, il simbolo di NL può essere letto come identitarismo lombardo etnico che si estende all’ambito storico granlombardo, sublimando la battaglia con il punto di riferimento costante individuato nella nostra incomparabile eredità aria. La Lombardia si inserisce quindi a pieno titolo nel cuore della famiglia imperiale europea.
Un cenno, infine, al colore sociale lombardista, che troviamo sui vessilli, sulle tessere, e sulle casacche, il grigio piombo: gran tinta razionale, fredda, sobria, spartana e “prussiana”, plumbea appunto. Una tonalità cromatica severa e adulta, virile e guerriera (in chiave simbolica), contrapposta al pagliaccesco verdone o verde fluorescente leghista e alle colorazioni mediterranee, che non ci appartengono intimamente quanto il bianco-rosso padano-alpino delle Croci panlombarde.